JOURNAL AUAI
“Le cose importanti non chiedono la nostra attenzione. Chiedono la nostra presenza.”
CAPITOLO 01
Ci sono oggetti che perdiamo per distrazione.
E poi ci sono cose che perdiamo perché andiamo troppo veloci.
Perché la produzione su richiesta non riguarda solo il modo in cui nasce un capo, ma il modo in cui scegliamo ciò che merita di esistere.
C'è una differenza sottile tra perdere qualcosa e accorgersi di averla persa; le chiavi fanno rumore quando cadono oppure le monete rotolano fuori dalla tasca. Il telefono vibra da qualche parte e, dopo qualche secondo di panico, quasi sempre lo ritrovi.
Ci sono perdite che si fanno sentire e altre, invece, che arrivano silenziose.
Ricordi il giorno preciso in cui ha smesso di guardare il tramonto e meravigliarti? E quello in cui una passeggiata è diventata soltanto il tragitto più veloce tra un appuntamento e l'altro? Non esiste un momento preciso in cui decidiamo di “perdere” il tempo. Succede e basta, mentre iniziamo a riempire ogni pausa con nuove cose da fare, ogni spazio libero con cose e pensieri inutili, ogni silenzio con un pensiero assordante ed urgente.
Perchè? Perchè tutto ciò che non produce immediatamente un risultato oggi è tempo sprecato, ad ogni clic deve corrispondere un risultato, immediato Forse è per questo che oggi ci sembra normale avere tutto subito: una risposta, una scatola. Bravissimi a ricevere, molto meno a scegliere.
Quale valore abbiamo perso, pensando che la velocità fosse la soluzione a tutto? Il valore dell’intenzione, la volontà e la possibilità di scegliere con cognizione, con calma, perchè le scelte sono oggi infinite, ma quella giusta è sempre una, e forse non la più veloce. E cosi riempiamo le nostre vite di scelte e di “cose” inutili, solo perchè sono arrivate davanti ai nostri occhi, convincendoci di essere giuste, si essere utili o addirittura indispensabili!
Queste domande, non sono solo sulla moda, sono sulla vita, perché i vestiti sono solo uno dei tanti modi con cui raccontiamo chi siamo, cosa vogliamo, come ci sentiamo…e se iniziamo a scegliere loro senza attenzione, spesso finiamo per fare lo stesso anche con il resto.
E Noi? La storia di AUAI non è nata davanti a una lavagna piena di strategie, non è nata durante un brainstorming di super managers e intelligenze artificiali, non un report o uno sterile business plan.
È nata molto prima, quando neppure lo avremmo potuto prevedere. E’ iniziata li, durante una sera d’estate in una macchina, con le chiavi che cadono dalla tasca, irraggiungibili sotto il sedile, non una volta, non due volte…ogni volta!
È nata mentra l’iPhone continuava a scivolare dalla tasca sulla sabbia vicino all’ombrellone e poi sul pavimento bollente del bar del bagno Arturo di Riccione.
Con la sensazione, tanto semplice quanto fastidiosa, di dover interrompere continuamente quello che si stava facendo per recuperare qualcosa.
All'inizio sembrava soltanto un dettaglio, fastidioso e insopportabile. Poi Lorenzo ha iniziato a guardarlo in modo diverso.
Perché succede?
Perché accettiamo che sia normale?
Perché le tasche devono essere così?
La maggior parte delle persone avrebbe continuato a lamentarsi, o al massimo comprato un altro pantalone.
Lui ha iniziato a immaginare un pantalone diverso.
E, senza rendersene conto, stava facendo qualcosa che avrebbe definito tutto ciò che AUAI sarebbe diventata.
Non stava progettando un prodotto.
Stava risolvendo un'esperienza, o meglio, rendeva perfetta l’esperienza, eliminando il disturbo.
Questa differenza cambia tutto: Perché un prodotto nasce per essere venduto, ma un'esperienza nasce per essere vissuta.
Le tasche profonde sono arrivate dopo; prima è arrivata la domanda
Prima scegliere. Poi creare.
Viviamo in un mondo in cui quasi tutto nasce al contrario: prima si produce, poi si cerca qualcuno disposto a comprarlo.
Prima si riempiono i magazzini, poi si costruisce il desiderio. Prima esiste l'offerta, poi si crea il bisogno.
È un sistema che funziona lo viviamo ogni giorno. Ma è anche un sistema che produce moltissime cose destinate a non incontrare mai davvero una persona, solo un effimero bisogno passeggero che in realtà non rispecchia una reale volontà, un profondo state of mind.
Auai è nata da un bisogno di Lorenzo, anzi un bisogno di tutti, che Lorenzo ha cercato di materializzare e risolvere; è qui che la produzione su richiesta prova a ribaltare questo ordine: Prima arriva una scelta, poi nasce ciò che è stato scelto.
Non è una differenza tecnica, attenzione! Piuttosto, è una differenza culturale che restituisce valore a una parola che abbiamo quasi dimenticato e che, quando ci sentiamo dire, ci crea ansia: ASPETTARE
Il tempo giusto delle cose
Non stiamo parlando di lentezza. La lentezza, da sola, non è un valore. Anche una coda in autostrada è lenta; anche un servizio inefficiente è lento. Non è questo che stiamo cercando.
Quello che stiamo cercando è il tempo giusto.
Esiste un tempo per raccogliere una chiave caduta sotto il sedile.
Un tempo per aspettare un amico.
Un tempo per ascoltare il mare senza guardare l'orologio e farsi scaldare l’animo da un tramonto guardato con il cuore, non solo con gli occhi.
E, forse, esiste anche un tempo giusto perché un capo venga creato. Non perché qualcuno deve riempire uno scaffale, ma perché qualcuno lo ha davvero scelto.
La produzione su richiesta non nasce contro la velocità, nasce contro l'inutilità, contro gli oggetti che aspettano qualcuno che, forse, non arriverà mai.
Forse la libertà è anche poter dire di no
Ci hanno insegnato che la libertà significa avere infinite possibilità. Forse la libertà è anche poter dire di no. No a ciò che non serve, no a ciò che occupa spazio senza lasciare un ricordo, no a ciò che entra nella nostra vita solo perché era disponibile.
Scegliere significa rinunciare? Forse si, ma nella nostra natura primordiale e, insieme alla rinuncia, si attiva anche la protezione.
Ogni volta che diciamo sì a qualcosa, stiamo decidendo cosa merita il nostro tempo, il nostro spazio, la nostra attenzione.
Le tasche profonde, in fondo, parlano esattamente di questo. Non sono nate per portare più cose. Sono nate per perdere meno.
Chiavi? Monete? Telefoni? Sicuramente si. ma quella tasca raccontava altro. Raccontava la scelta di custodire, di non dover tornare continuamente indietro, di sentirsi leggeri senza sentirsi distratti; na sensazione difficile da spiegare, ma facilissima da riconoscere quando la vivi.
Quando un prodotto diventa una sensazione
C'è una scena che ci torna spesso in mente.
Una sera d'estate.
Quelle sere in cui il sole è già sceso dietro le colline, ma il calore della giornata è ancora rimasto nell'aria.
Non fa freddo.
Non fa caldo.
È quel momento in cui il corpo cerca qualcosa da mettere sulle spalle.
Non per coprirsi.
Per continuare a stare bene.
La sorella di Lorenzo prende una felpa in spugna.
La indossa.
Sorride.
E dice una frase semplicissima.
«Che gusto questa felpina con il venticello.»
Nessuno stava parlando di tessuti.
Nessuno stava parlando di moda.
Stava parlando di una sensazione.
Ed è lì che abbiamo capito una cosa.
Le persone non si innamorano di un prodotto.
Si innamorano di come quel prodotto le fa sentire.